Real Albergo dei Poveri Napoli, Novembre 2025

di Luciano Romano

Le ciotole di metallo ossidato, le scarpe sedimentate di polvere e pioggia che pure qui venivano fabbricate, le carte alla rinfusa che documentano la complessa organizzazione del sito, sono le uniche tracce di vita di quello che ancor prima di essere il più grande edificio del Settecento è stato il simbolo di un’utopia sociale senza precedenti. È inevitabile pensare alla vita delle giovani donne e uomini che qui avevano trovato un tetto, un lavoro, un’istruzione, ma anche l’irrimediabile perdita dell’identità, dispersa nelle 430 stanze del palazzo, reclusa nelle camerate lunghe quaranta metri, nella promiscuità della convivenza forzata.