di Antonella Raio

Kʼé può inteso come l’impronta della relazione tra gli esseri.
Il lavoro presentato nella mostra “Fragile” mette in luce il sentire intimo che le persone lasciano nei luoghi dell’abitare: nei muri delle case, nelle chiese, nei giardini e nei palazzi. Talvolta alcuni animi depositano impronte per indicare un percorso.
Una piccola mucca, nascosta in un muro per quasi un secolo, racconta il desiderio di una dolce donna, Rita Stern/Calabrese, di fondare un giardino — il Vivaio Calvanese — in una città che, forse, un giorno avrà nuovamente bisogno di riconnettersi con la terra.
Quanti luoghi, se osservati con attenzione, contengono un’impronta lasciata da qualcuno che forse già prefigura un percorso in comunione tra lo spazio e l’anima.